Enzo Mari, 1969 |
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Enzo Mari
Enzo Mari, 2001, Sedia a Dondolo (prog. 1727), Gebrüder Thonet, Wien.
Enzo Mari, 1964, Contenitori in Marmo: Vaso "B" (prog. 745), Danese, Milano. |
GAM La GAM di Torino, in occasione dell’investitura di Torino quale World Design Capital per il 2008, dedica un’ampia antologica all’opera di Enzo Mari, figura di spicco nel panorama del design italiano, attivo fin dagli anni Cinquanta con un’intensa attività artistica, quando si distingueva quale esponente di punta dell'arte programmata e cinetica. Nel 1963 Mari coordina il gruppo italiano Nuova Tendenza, e nel 1965 ne organizza l'esposizione alla Biennale di Zagabria. Parallelamente all'attività artistica inizia l'attività di designer, prima nell'ambito della ricerca formale individuale, quindi in collaborazione con numerose industrie, nei campi della grafica, del prodotto e dell’allestimento di mostre. La mostra, realizzata come “progetto globale” (curatela, allestimento e catalogo) interamente dallo studio di Enzo Mari, si sviluppa attraverso una scansione cronologica che volutamente non distingue in sezioni separate la produzione artistica dalla creazione di oggetti di design per le aziende. Attraverso una selezione di 250 opere, il percorso espositivo tiene comunque conto delle due fondamentali esigenze che nell’arco di un cinquantennio hanno guidato le scelte creative del Maestro: le opere realizzate “su richiesta implicita”, ossia per seguire un richiamo personale e interiore a cui Mari risponde attraverso opere entrate a far parte della storia dell’Arte Contemporanea, distinte dai lavori realizzati “su richiesta esplicita”, ovvero su richiesta delle aziende, imprese di produzione o enti che hanno affidato a Mari la progettazione di oggetti che hanno introdotto un approccio rivoluzionario al Design. La scelta delle opere da esibire in mostra è stata affidata dallo stesso Mari a un gruppo di amici che sempre hanno seguito il suo lavoro, chiamati a segnalare gli oggetti e i lavori che secondo il loro punto di vista hanno toccato il cuore e l’immaginario comune. Caratteristica dell'opera di Mari, internazionalmente affermatasi tra le più rappresentative del design italiano, è la continua ricerca e sperimentazione di nuove forme e significati del prodotto, talvolta anche in contrapposizione con gli schemi tradizionali del disegno industriale. Definito “coscienza critica” del design, l’autore rifugge da ogni definizione e incasellamento del proprio lavoro. Autore di pezzi che hanno contribuito in modo significativo a fare la storia del design, non solo italiano, vincitore di quattro “compasso d'oro”, si è reso protagonista del dibattito sulla professione mediante testi di vario respiro (Funzione della ricerca estetica, 1970; Progetto e passione, 2001), opere dissacranti (Allegorie), interventi in prima persona. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni in musei come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il MOMA, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, Moderna Museet di Stoccolma, Musée du Louvre di Parigi, Kunstmuseum di Düsseldorf. Ha lavorato con le più prestigiose aziende del panorama italiano e internazionale, tra cui è celebre la sua lunga e fattiva collaborazione con Danese, con la quale crea una vera e propria immagine coordinata, oltre a disegnare decine e decine di oggetti che sono ritenuti i capostipiti dello sviluppo del design, non solo italiano, dai calendari agli appendiabiti, dalle porcellane ai vetri, dalle sedie ai tavoli. Mari dedica da sempre particolare attenzione ai meccanismi meno conosciuti del mercato e della produzione, alla riscoperta di fattori come l’artigianato, creduto perduto e invece rinato in forma diversa nei modi di produzione industriale, anche quella più sofisticata. Mari rappresenta un caso pressoché unico di critica costruttiva all’interno del sistema del design. Enzo Mari è nato a Novara nel 1932. |
Enzo Mari, 1980 |
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Bill Viola, still from The Reflecting Pool, 1979, 7’ 33”, colore, suono, 1979, video. |
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Chris Marker, La Jetée, 1962, 29’, bianco e nero, suono,1962, girato in film 35 mm. |
GAM La mostra mette a confronto la storia delle immagini in movimento, intese come film e video d’artista, con l’immagine fissa della fotografia. È un incontro tra due diverse concezioni del tempo: da un lato l’eterno presente dell’immagine filmica, che può vivere solo nel suo ripetuto svolgersi, e dall’altro il tempo passato, fermato nella fotografia, sempre già concluso nell’istante stesso in cui affiora sulla carta fotografica. È un incontro tra due diverse dimensioni visive. Il cinema ha sempre mantenuto dalle sue origini di fine Ottocento un’aura diafana di proiezione magica. La fotografia ha invece portato con sé, sino all’avvento del digitale, un’implicita concretezza, significati di prova, evidenza e impronta di oggetti reali. In un arco cronologico, suddiviso in due tranches, che va dal 1961 e arriva fino al 2008, la mostra presenta opere fatte per immagini in movimento ma al cui interno l’uso della fotografia è centrale, come elemento strutturale o contenutistico. Da La Jetèe di Chris Marker, film sull’attraversamento del tempo, composto per sole fotografie, alla video installazione Retrospection di Claerbout, dove tutto il movimento di macchina si risolve all’interno della superficie di un’unica vecchia fotografia. Prima parte 1961-1985 Opere esposte Michael Snow, Wavelength, 1967-2007,15’, colore, suono, 1966-67, girato in film 16 mm Giulio Paolini, Unisono, 1974, 1’, bianco e nero, muto, 1974, video. Chris Marker, La Jetée, 1962, 29’, bianco e nero, suono,1962, girato in film 35 mm. John Baldessari, Ed Enderson reconstracts movie scenarios, 1973, 24’5”, bianco e nero, suono, video. Hollis Frampton, (nostalgia), 1971, 36’, bianco e nero, suono, 16mm. Bill Viola, The Reflecting Pool, 1979, 7’ 33”, colore, suono, 1979, video. Gilbert & George, In the bush, 1970, 1’, bianco e nero, suono, 1970, in Gerry Schum, Identifications, video. Luigi Ontani, Pucktriscobolo, 1985, 3’, colore, muto,1985, video Seconda parte 1985-2008 Opere esposte Jem Cohen, This is a Story of New York, 22’, bianco e nero, suono,1987, girato in film 35 mm. T.J. Wilcox, Garland 5, 6’ 49”, bianco e nero, muto, 2005, film 16mm. Cyprien Gaillard, Real Remnants of Fictive Wars V*, 2004, 7’, colore, muto, 2004, video. Jimmie Durham, A Kinetic Sculpture in two dimensions, 2006 37”, colore, suono, 2006, video. Simon Starling, Autoxylocyclopyrobos, 2006, colore, muto, 38 trasparenti-fotocolor su carousel. Harun Farocki, Images of the World and the Inscription of War, 1988, 75’, colore, suono, 16mm. David Claerbout, Untitled/Retrospection, 2000, endless loop, bianco e nero, suono, video. Robin Rhode, Promenade, 2008, 5’, bianco e nero, musica di Arenor Anuku, video animation. |
Chris Marker, La Jetée, 1962, 29’, bianco e nero, suono,1962, girato in film 35 mm.
Guy Debord, Critique de la Separation, 1961, 17’ 23’’, bianco e nero, suono,1961, girato in film 35mm.
Luigi Ontani, Pucktriscobolo, 1985, 3’, colore, muto,1985, video.
Gilbert & George, In the bush, 1970, 1’, bianco e nero, suono, 1970, in Gerry Schum, Identifications, video.
Michael Snow, Wavelength, 1967-2007,15’, colore, suono, 1966-67, girato in film 16 mm. |
Chris Marker, La Jetée, 1962, 29’, bianco e nero, suono,1962, girato in film 35 mm. |
John Baldessari, Ed Enderson reconstracts movie scenarios, 1973, 24’5”, bianco e nero, suono, video. |
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