Mario Sturani, Scodella – Danza sul ponte, ceramica, 21 x 28 cm, (diam.), Collezione privata, Torino.

Giovanni Grande, I Dioscuri: Castore e Polluce, ceramica, 38,5 x 39,3 x 27,5 cm, 2 elementi, Collezione privata, Torino.

Mario Sturani, Capotreno, ceramica, 27 x 29,8 x24,4 cm, Collezione privata, Casale Monferrato.

Gigi Chessa, Torso che si pettina (versione bianca), ceramica, 36,5 x 11,6 x 6,8 cm, Collezione privata, Casale Monferrato.

Sandro Vacchetti, Le due tigri, ceramica, 40 x 30,4 x 15,5 cm, Collezione privata, Casale Monferrato.

Mario Sturani, Scodella - Il ponte/Contadini danzanti, ceramica, 24 x 26 cm (diam.), Collezione privata, Torino.

Mario Sturani, L'inverno, gesso, 35,5 x 25,5 x 20,3 cm, Collezione privata, San Mauro Torinese.

Ines Grande, La sete, ceramica, 36 x 34,2 x 27,2 cm, Collezione privata, Torino.

Felice Tosalli, Centauro, ceramica, 35,2 x 13,7 x 18 cm, Collezione privata, Torino.

Helen König Scavini, su disegno di Mario Sturani, Dimmi di sì, ceramica, 38,2 x 29,6 x 14 cm, Collezione privata, Casale Monferrato.

Giovanni Grande, Antilope, gesso, cm 41x 22 cm (diam.), Collezione privata, San Mauro Torinese.

Mario Sturani, Vaso maschera, ceramica, 15 x 17 x 15 cm, Collezione privata, Torino

 

Palazzo Madama
Piazza Castello
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Turin
Arte e industria a Torino.
L'avventura Lenci. Ceramica d’arredo 1927-1937

March 23-June 27, 2010

Palazzo Madama, Museo Civico d'Arte Antica, Fondazione Torino Musei e la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino promuovono una mostra dedicata alla manifattura Lenci, in particolare alla produzione ceramica di piccole e grandi sculture d'arredo create nei laboratori torinesi della Lenci tra il 1927 e il 1937.

A partire dal 1927 la ditta Lenci, fino a quel momento nota per le bambole e gli arazzi in pannolenci, iniziò a produrre opere in ceramica. La mostra presenta la produzione realizzata nel primo e più significativo periodo, fino al 1937, dopo il quale l'attività si fece ripetitiva e si assestò su alcuni modelli che avevano incontrato un grande successo di mercato. Si tratta, dunque, di un segmento temporale breve - circa dieci anni - molto ricco e variegato nelle intenzioni stilistiche e nelle scelte tematiche, che permette inoltre di rileggere la ricchezza del tessuto artistico torinese negli anni tra le due guerre mondiali.

Il periodo degli Anni Venti-Trenta è chiara rappresentazione dell'idea - da più parti espressa, ma ben sintetizzata da Umberto Eco - che l'Italia senza Torino sarebbe stata assai diversa (mentre, sostiene sempre lo scrittore di Alessandria, non è dato essere vero il contrario). Un paradosso che parimenti si esprime in termini culturali e di cultura d'industria e che, all'origine, tiene conto di una lista di fattori che includono il superamento della perdita del titolo di capitale, la presenza d'una borghesia appassionata di innovazione, la qualità umana che trova posto nella pubblica amministrazione, la ripartenza dalla crisi postbellica, la circolarità culturale tra Accademia, Politica e Imprenditoria e la condivisione intellettuale — negli anni di Gramsci e Gobetti, di Agnelli e Gualino, di Lionello Venturi e Casorati — dell'atteggiamento positivista che fida in un progresso materiale guidato da scienza e tecnica. Proprio l'attività del marchio Lenci è emblematica della volontà di coniugare — con originalità e proposta — due poli come Arte e Industria, nell'occasione valutati tutt'altro che contrapposti o incompatibili. E il compendio di questa fortunata congiuntura è proprio la sottigliezza della vicenda imprenditoriale Lenci, che trasforma una serie d'intuizioni sul gusto contemporaneo in un'azienda da 600 dipendenti. Una storia le cui dinamiche e i cui esperimenti vanno approfonditi, per capire come dalla contiguità tra pensiero, ideazione e azione imprenditoriale possano nascere valori inattesi. E per restituire a una miriade di familiari, multicolori oggetti della memoria come le sculturine Lenci, quella "profondità di campo", quella provenienza d'intuizione intellettuale di cui sono meritoria testimonianza.

L'originalità della manifattura Lenci sta nell'aver coinvolto nell'ideazione e nella produzione ceramica, artisti anche molto diversi tra di loro. Mario Sturani, Giovanni e Ines Grande, Elena Scavini, Felice Tosalli, Gigi Chessa, Sandro Vacchetti, Abele Jacopi, Nillo Beltrami, Claudia Formica sono i nomi che hanno dato lustro alla produzione Lenci, proponendo soluzioni personalissime e molto riconoscibili, alcune più innovative e connesse all'arte contemporanea italiana ed europea, da Parigi a Vienna, altre legate alle tradizioni popolari. Grazie al loro lavoro, nacque una scultura d'arredo che ebbe grande successo nel mercato nazionale e internazionale, sostenuto dalla presenza della manifattura torinese alle più importanti esposizioni di quel decennio.

Le sculture Lenci divengono oggetti "alla moda" , coprendo un'ampia fascia di mercato, veri e propri status symbol della borghesia dei pieni anni Venti e primi anni Trenta, in alternativa alle forme algide e aristocratiche del Déco internazionale. Queste sculture incarnano un gusto moderno, che apprezza i soggetti popolari di Grande, le fantasie giocose e ironiche di Sturani, le "signorine grandi firme" di Scavini e i nudi novecentisti di Chessa.

La mostra, allestita grazie ai prestiti di collezionisti privati, che rendono eccezionalmente disponibili al pubblico pezzi altrimenti preclusi alla visione, propone oltre 100 sculture in ceramica, affiancate da numerosi gessi preparatori, disegni e bozzetti che permetteranno al pubblico di apprezzare la qualità artistica della produzione Lenci e di coglierne le diverse fasi produttive, da quella creativa degli artisti alla realizzazione industriale.

La mostra è a cura di Valerio Terraroli, dell'Università di Torino, e di Enrica Pagella, direttore di Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica.

Il catalogo, pubblicato dalla casa editrice Umberto Allemandi di Torino, per la sua completezza e per la scientificità delle informazioni, è destinato a divenire il principale oggetto di consultazione e informazione relativo alla produzione Lenci del periodo in oggetto.

LA CONSULTA PER TORINO
La Consulta è nata nel 1987 con lo scopo di contribuire a valorizzare e a migliorare la fruibilità del patrimonio storico-artistico torinese. Il principio ordinatore dell'iniziativa è la rinuncia, nell'occasione, alla priorità d'identità del singolo marchio, privilegiando una struttura di rete di sostegno e proposta, che favorisca l'arricchimento culturale del pubblico e la valorizzazione degli scenari artistico-produttivi dell'area torinese. Le 29 aziende e gli enti ogni anno mettono a disposizione una cifra a favore della loro Città: sono stati investiti più di 20 milioni di euro e sono stati realizzati oltre 25 interventi, in collaborazione con le istituzioni e gli Enti di tutela.

Le scelte sono effettuate in base ai criteri di rilevanza e urgenza dell'intervento, rapidità e certezze autorizzative di realizzazione, cadenza annuale o biennale e ritorno d'immagine. I 29 Soci della Consulta sono: Alleanza Toro, Armando Testa, Burgo Group, Buzzi Unicem, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Torino, Compagnia di San Paolo, Deloitte & Touche, Ersel, Exor, Ferrero, Fiat, Fondazione Crt, Fondiaria-Sai, Garosci, G. Canale & C., Gruppo Ferrero-Presider, Intesa San Paolo, Italdesign-Giugiaro, Italgas, Lavazza, Marco Antonetto Farmaceutici, Martini & Rossi, Marsiaj, Pirelli, Reale Mutua Assicurazioni, Skf, Telecom Italia, Unione Industriali di Torino, Vittoria Assicurazioni.

La mostra sarà accompagnata da un ciclo di conferenze, organizzate in collaborazione con il Circolo dei Lettori, che segneranno un momento di approfondimento e di ampliamento della riflessione sulle tematiche della mostra.

Mario Sturani, Ritorno dal mercato, matita e acquerello su carta velina montata su fondo in cartoncino, 34 x 23 cm, Collezione privata, Torino.

Mario Sturani, Vaso - Il mondo e la luna, ceramica, 61 x 18 cm diam, (vaso h 31; coperchio 30), Collezione privata, Torino.

Abele Jacopi, Il grattacielo-Ultimo tocco, ceramica, 43,5 x 9 x 6 cm, Collezione privata, Torino.

Gigi Chessa, Arlecchino (cromia blu celeste), ceramica, 29 x 20 x 15 cm, Collezione privata, Torino.

Mario Sturani, Lampada – Scalata alle stelle, ceramica, 50,5 x 18,2 x 14 cm, Collezione privata, Torino.

Helen König Scavini, Colpo di vento, ceramica, cm 38,5 x 13 x 9,5 cm, Collezione privata, Torino.

Abele Jacopi, Marlene Dietrich, ceramica, 38 x 7,5 x 9,2 cm, collezione privata, Torino.

Helen König Scavini, Al caffè, Ceramica, 21,5 x 11,6 x 18,3 cm, Collezione privata, Torino.

Gigi Chessa, Le due sorelle, ceramica, 44 x 24 x 15,5 cm, Collezione privata, Torino.

Mario Sturani, Lampada – Le signorine, ceramica, 49 x 16,3 cm (diam.), Collezione privata, Casale Monferrato.

Giovanni Grande, Trionfo di Bacco, ceramica, 38 x 60 x 37 cm, Collezione privata, Torino.

 

Giovanni Grande, I Dioscuri: Castore e Polluce, ceramica, 38,5 x 39,3 x 27,5 cm, 2 elementi, Collezione privata, Torino.

Rossella Biscotti, The Undercover man, 2008, Installazione video mixed media, Courtesy Collezione La Gaia – Bruna e Matteo Viglietta.

Alain Resnais, Toute la memoire du monde, 1956, cortometraggio, durata 22 minuti.

Dani Gal, The record archive, in process, 234 vinili, cm 1400 x 400, Courtesy FREYMOND-GUTH & Co. Fine Arts.

Patrizio di Massimo, As Every artist I'm first of all a painter of women, 2009, inchiostro su carta, Courtesy dell’artista e T293 Napoli.

Simon Fujiwara, Desk Job, 2009, scrivania da ufficio in legno con piano rivestito, in plexiglass e vetro, oggetti vari, ritagli di giornale, Courtesy Philip Aarons and Shelley Fox Aarons, (particolare).

 

GAM
via Magenta, 31
+39 011 4429610
Turin
Tutta la memoria del mondo
GAM Underground Project
a cura di Elena Volpato
February 25-May 23, 2010

Il GAM Underground project si propone di indagare nell’arco di più mostre la relazione tra l’arte contemporanea e la cultura del passato. Dopo la personale dedicata all’artista inglese Ian Kiaer propone Tutta la memoria del mondo, una mostra collettiva di artisti italiani e stranieri che indagano nel proprio lavoro i meccanismi di costruzione del racconto storico, le sue implicazioni, gli strumenti della registrazione e dell’archiviazione degli eventi. Nell’affrontare questi temi talvolta l’analisi dell’ambigua soglia che separa il vero dal falso li porta a provocatorie costruzioni di pura finzione, a testimoniare storie mai accadute ma allo stesso tempo curiosamente rappresentative del nostro passato.  

Gli artisti in mostra: James Beckett, Rossella Biscotti, Patrizio Di Massimo, Haris Epaminonda, Simon Fujiwara, Dani Gal, Sean Snyder.  

James Beckett, di origine sudafricana, attualmente residente ad Amsterdam, lavora con la storia materiale di grandi realtà urbane e industriali, fruga nei magazzini e negli archivi e riutilizza, duplicandoli, oggetti e documenti trovati come in un museo etnografico del presente.  

Rossella Biscotti conduce approfondite ricerche tra documenti d’archivio. Indaga su personaggi emblematici della storia più segreta e li rintraccia per farli interagire con i meccanismi della sua particolare ricostruzione dei fatti.Nell’installazione presente in mostra The Undercover man, Joe Pistione, meglio noto come Donny Brasco,  apparve per la prima volta intervistato e sottoposto al curioso esperimento di recitare se stesso sul set di un film noir. 

Patrizio Di Massimo conduce dai propri esordi una ricerca sulla difficile relazione che ogni cultura e ogni artista intrattiene con i propri padri e la propria tradizione. Un ampio settore dei suoi lavori, come l’opera presentata in mostra The secret proceedings in the trial at Benghazi, 15 September 1931, affonda i propri strumenti di analisi nella vicenda del colonialismo italiano in Libia, restituendoci icone, simboli e retoriche di alcune tra le pagine più problematiche del nostro passato nazionale.  

Haris Epaminonda sceglie oggetti sempre ricchi di connotazioni storiche, chiaramente provenienti da epoche passate, ma rinuncia a corredarli di qualsiasi datazione, lasciando che liberino il proprio potere evocativo al di fuori di ogni plausibile sequenza cronologica. Utilizza immagini di immagini, sovrapponendo al filtro del tempo il filtro di registrazioni e memorie. Si appropria dei meccanismi espositivi del museo per evidenziarne il valore estetico più che il valore dimostrativo, per riconoscere anche in essi un ruolo di sovrapposizione più che di chiarimento.  

Simon Fujiwara ordisce racconti di una storia mai esistita ma possibilissima, in qualche modo più vera di quella documentata. Tesse trame intime al di sotto della facciata politica e pubblica di personaggi storici e istituzioni, mostrando attraverso la finzione come pulsioni e censure fossero facce di una stessa moneta che si ostinava e si ostina a mostrare solo la propria auto-censura.  

Dani Gal è un israeliano che vive a Berlino e lavora sugli archivi dei discorsi politici, sugli strumenti storici di didattica sociale e modificandone i meccanismi di costruzione mette a nudo i processi di comunicazione propagandistica.  

Sean Snyder porta alle massime conseguenze la riflessione sulla influenza che i mezzi di registrazione e archiviazione usati esercitano sulla possibilità di una memoria storica. Snyder affonda il suo sguardo tra le pieghe di ogni meccanismo, svela i contenuti mancanti e quelli aggiunti in ogni immagine, in ogni traccia audio, in ogni possibile memoria, sia essa analogica o digitale.  

La mostra sarà accompagnata da un programma di proiezioni di film e video di Clemens von Wedemeyer, Cyprien Gaillard, Zachary Formwalt, Dani Gal. Archive Books di Berlino pubblica per l’occasione un reader dedicato al rapporto tra arte contemporanea e metodologie storiografiche.

Archive Books contribuisce alla realizzazione della mostra attraverso la realizzazione di una reading room in cui il pubblico potrà consultare alcuni fondamentali libri e cataloghi dedicati all’argomento.

Haris Epaminonda, untitled 07 l/g, plinths, glass, book, wooden statues, clay vessel, metal postal scale, stones and fossils, old kuba textile, framed found images, dimension variable, Courtesy Rodeo Gallery, Instanbul.

James Beckett, Limburgerhof (the agricultural extract-arrangements), 2008, Installazione (particolare), Materiali vari, dimensioni variabili, Courtesy Wilfried Leinz, Rotterdam.

 

Christoph Büchel, Untitled, 1994/2004, Sedia di Gerrit T. Rietveld (Red and Blue Chair), cinghie di cuoio, 84 x 60 x 88 cm, Collezione privata, Torino.

Ghada Amer, Le Salon Courbé, 2007, ricamo, tessuto, legno 145 X 100 X 80 PESA 60KG CIRCA, Collezione privata, Roma.

Marc André Robinson, Right Of Return (By Themselves and Of Themselves), 2008-2010, Legno trovato (sedie, ferro), 430 cm diametro, Courtesy l’artista e Salamatina Gallery, New York.

Tony Oursler, Blue and White State, 1997, Installazione con tecnica mista, video, 91 x 182 x 91, Collezione Gemma De Angelis Testa, Milano.

Joe Colombo

Frank O. Gehry

August Thonet, No. 7500.

Alessandro Mendini

Co-op Himmelblau

Shiro Kuramata

Fernando e Humberto Campana, Favela Chair, 2003, 77 X 62 X 62 CM, Legno di pino brasiliano, Courtesy Edra, Milano.

 

GAM
via Magenta, 31
+39 011 4429610
Turin
Keep Your Seat:
Stai Al Tuo Posto

a cura di Danilo Eccher con Maria Cristina Didero
February 25-May 23, 2010

La mostra che la GAM inaugura nella sua Exhibition Area al primo piano ha l’obiettivo di  indagare il rapporto fra arte contemporanea e design. Ma per analizzare un rapporto così articolato è necessario possedere una precisa consapevolezza della complessità del tema e delle implicazioni storiche e sociologiche che tale compito comporta. Per questo è necessario circoscrivere l’ambito tematico, isolare alcuni aspetti, tracciare alcune fisionomie che consentano la riconoscibilità di un percorso. In questo contesto si è scelto di assegnare l’idea centrale dell’esposizione alla seduta: un soggetto a cui è attribuito un compito preciso e definito.

L’oggetto Sedia è analizzato soffermandosi sull’idea di presenza, assenza e solitudine: una scultura dai rimandi infiniti, un luogo fisico dove misurare l’idea di una realtà che non si concede facilmente e che rimanda ad altre verità.   Keep Your Seat: Stai Al Tuo Posto, realizzata con la collaborazione del Vitra Design Museum e della collezione personale del suo direttore, Alexander von Vegesack, è una mostra in cui il protagonismo della sedia è costantemente minacciato dalla sua negazione, dove la necessità di una presenza funzionale è in realtà la denuncia di un’assenza reale. Il corpo mancante sulla sedia, che nel design rappresenta l’oggetto del suo agire, nell’arte diviene il lato evocativo di un’assenza, di una simbologia esistenziale in cui il corpo dell’opera supplisce e si sovrappone alla mancanza del corpo reale, per questo motivo è la figura assente il vero soggetto di questa mostra.

In tale prospettiva l’esposizione prende l’avvio con l’opera di Simon Starling 'Four Thousand Seven Hundred and Twenty Five”, dove il giovane artista inglese, attraverso un video in 35mm, accarezza visivamente una sedia del 1959 di Carlo Mollino soffermandosi sui dettagli delle forme sinuose come se stesse abbracciando un corpo femminile. Accanto al video è anche esposta la sedia originale e altre opere di Mollino. La correlazione fra interpretazione artistica e utilizzo di precise opere del design storico è anche il tema dell’ambiente realizzato con sedie originali della produzione Thonet accostate agli artisti vedovamazzei, che presentano “Isn’t it romantic”: una Thonet rovesciata su se stessa e imprigionata in una gabbia di plexiglass che perde ogni funzionalità ma acquista una nuova vita intrisa di tragica bellezza. Oppure la storica sedia “Red and Blue” di Gerrit T. Rietveld trasformata in orribile sedia di costrizione da parte dell’artista Christov Büchel. E ancora l’inaspettata presenza di un ‘grande vecchio’ della scultura gardenese come Adolf Vallazza che favoleggia sul leggendario mondo ladino incontrando le fiabe di Sori Yanagi e Charles Rennie Mackintosh.   Una mostra che con leggerezza ed eleganza accende il dialogo fra arte e design in un costante rimando fra emozioni storiche e sorprese contemporanee, fra l’incanto della magia raccolta nell’esperienza delle avanguardie storiche e la sorpresa di una molteplicità di linguaggi su cui si può leggere l’attualità.

 Ai lavori degli artisti presentati in mostra tra cui Christoph Buchel, Marisa Merz, Tony Oursler, Doris Salcedo, Simon Starling, Adolf Vallazza, vedovamazzei e Chen Zhen, sono accostati 26 lavori di designer internazionali provenienti dalla collezione del Vitra Design Museum e da quella privata del Direttore Alexander von Vegesack.

La presenza di grandi esponenti del design internazionale come, tra gli altri, Charles Renne Mackintosh, Gae Aulenti, Carlo Mollino, Alessandro Mendini, Gerrit T. Rietveld, Fernando e Humberto Campana e la produzione Thonet, ridefinisce gli spazi della sala mostre in ambienti di pensiero indagando, attraverso l’oggetto sedia, sull’uomo, sull’idea di presenza, assenza e solitudine.

Inoltre, per la prima volta in un museo saranno esposti i mobili del famoso fashion designer Rick Owens. 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa con testi di: Maria Cristina Didero, Fulvio Ferrari, Rocco Curto e Alexander Von Vegesack.

Artisti in mostra: Ghada Amer, Cristoph Büchel, Felice Castrati, Giuseppe Gallo, Phillip Lai, Marisa Merz, Tony Oursler, Marc André Robinson, Doris Salcedo, Alberto Sartoris, Simon Starling, Adolf Vallazza, vedovamazzei, Chen Zhen.

Designer in mostra: Gae Aulenti, Carlo Bugatti, Fernando e Humberto Campana, Joe Colombo, Martino Gamper, Frank O. Gehry, Coop Himmelblau, Massimo Iosa Ghini, Shiro Kuramata, Charles Rennie Mackintosh, Alessandro Mendini, Carlo Mollino, Jasper Morrison, Olivier Mourgue, Rick Owens, Verner Panton, Gaetano Pesce, Gerrit T. Rietveld, Armando Testa, August Thonet, Herbert Von Thaden, Sori Yanagi, Tokujin Yoshioka.

Olivier Mourgue

Carlo Mollino

August Thonet, No. 8.

 

Chen Zhen, Un Village sans frontières, 2000, sedia, candele, cm. 59,5 x 51,5 x 26,5, Courtesy Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Le Moulin, Photo Ela Bialkowska.

Chen Zhen, Un Village sans frontières, 2000, sedia, candele, cm. 67 x 63 x 35, Courtesy Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Le Moulin, Photo Sandrine Aubry.

Armando Testa, Sedia AT, 1990, Legno dipinto, cm 93 x 45 x 55, Collezione Gemma De Angelis Testa, Milano.

Gaetano Pesce

Doris Salcedo, Senza titolo, 2008, legno, metallo, cemento, 100 x 42 x 47 cm, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, Deposito permanente - Fondazione CRT Progetto Arte Moderna e Contemporanea.

Charles Rennie Mackintosh

Marisa Merz, Senza titolo, 1993, Acciaio, 86 x 40 x 60 cm, Collezione Merz, Torino.

Simon Starling, Four Thousand Seven Hundred and Twenty Five (Motion Control / Mollino), 2007, 2007, 35mm film, loop, Nuova acquisizione Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

 

Massimo Iosa Ghini (produzione Memphis), Otello, 1986, Legno, metallo. Rivestimento in pelle, 80 x 55 x 80 cm, Collezione Memphis, Milano.